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Natale: accogliamo nella capanna anche le emozioni difficili

Il periodo natalizio è un momento dell’anno particolarmente denso di emozioni, non solo felici.

La festività che luccica in ogni vetrina, con i suoi riti e i suoi comandamenti, riflette e amplifica una molteplicità di vissuti interiori, non sempre gradevoli e lievi. Proprio attraverso questo gioco di specchi e ingrandimenti, possiamo meglio cogliere alcuni processi che ci abitano e agiscono.

Tutte le sensazioni emotive sono decisamente più intense durante il Natale rispetto ad altri momenti dell’anno: la pervasività e collettività di queste feste e la loro profonda tradizione, richiama significati importanti e densifica i vissuti.

Ad esempio la gioia viene vissuta con più potenza ma anche la tristezza si prenderà più spazio e spessore.

La ricorsività del Natale muove le nostre memorie; per alcuni questo può voler dire confrontarsi con la distanza, a volte profonda, tra come vorremmo essere e come ci sentiamo. Tra la vita “ideale”, e la nostra vita “reale”.

La nostra mente casca spesso nell’errore di ritenere gli “ideali” una realtà, cioè qualcosa di concreto, realistico e presente, mentre invece sono solo un’astrazione, utile talvolta quale ispirazione, ma niente di più, ed anzi spesso discutibile e arbitraria.

A volte addirittura ci convinciamo che il raggiungimento dell’ideale è indispensabile alla stessa esistenza e felicità, perdendo così di vista la capacità di nutrire ciò che invece ci accade realmente, dentro e intorno, e di riconoscere quanto di bello esiste già e attende solo il nostro sguardo.

Il Natale è un simbolo forte della famiglia, della vita familiare. Quale situazione ci può emozionare di più? Quali significati diamo a questa dimensione, quella familiare, nel nostro vissuto?

Possono visitarci i fantasmi della solitudine, del fallimento, dell’impotenza, della colpa. Tutti questi fantasmi, prima che essere fatti obiettivi, sono fatti psichici, cioè moti dell’anima.

Per questo anche chi ha un solo amico può sentirsi perfettamente sereno e gioioso, mentre anche chi ha una brillante vita sociale può sentirsi profondamente solo.

“La solitudine è l’idea, che si manifesta come un presentimento, di non essere amati e di non essere importanti per nessuno, ma è anche la constatazione di non amare nessuno e di non conoscere qualcuno verso cui si nutrono affetto, tenerezza e fiducia” (E. M. Secci).

Il fallimento richiama l’idea di un sè debole e indegno di amore; l’impotenza il vissuto vittimistico che cerca disperatamente un salvatore, e la colpa il mito dell’espiazione e del ritorno alla purezza originaria.

Tali fantasmi, quando ci possiedono, velano occhi e cuore con i loro personalissimi drappi, rendendoci capaci di leggere il mondo solo attraverso le loro trame. Accogliamoli come tali, come Numi che ci fanno visita dalle profondità della nostra anima, raccontandoci di quegli aspetti di noi che più ci fanno male. Facciamoli accomodare nel nostro Presepe interiore, dedichiamo loro un poco di tempo e di spazio, e vestiamo pure i loro veli. Con la coscienza, però, che non sono le uniche presenze ad abitarci, e che il potere fagocitante che esprimono su di noi è il risultato della nostra misconoscenza nei loro confronti.

Se non li accogliamo come tali, come Fantasmi, come Numi che ci visitano, che ci raccontano una loro versione dei fatti, una delle tante, peraltro resa più intensa dal “Portale Natalizio”, rischiamo che la nostra mente cada nella trappola di credergli del tutto, alterando e monopolizzando progressivamente la visione di sè e del mondo nell’esclusiva direzione della loro volontà. Ecco che allora crescono a dismisura i pensieri autodistruttivi; oppure i pensieri che individuano nelle altre persone la responsabilità del proprio stato, giudicandole false, cattive, inaffidabili o superficiali. Ecco che ci isoliamo sempre di più, ci impediamo di accogliere i veli anche di altri Numi.

Il risultato è un progressivo ispessimento del velo dei Fantasmi dolorosi, tale da renderci sempre meno capaci di cogliere il fluire del mondo che si muove intorno a noi, con i suoi colori, le sue opportunità, le occasioni di incontro, di amicizia e di amore. Il velo dei Fantasmi dolorosi diventa un impenetrabile tessuto impermeabile ad ogni goccia d’amore.

Facciamo allora loro un regalo. Dedichiamogli un tempo e uno spazio preciso, un rito. Onoriamoli e riconosciamoli trascorrendo con loro ad esempio un’ora al giorno. La scrittura automatica, il sogno lucido, l’immaginazione attiva sono alcune attività che possono aiutarci ad ascoltare i Numi. Un’offerta rituale, attraverso il gesto e il simbolo, ci aiuta ad armonizzarci con le loro energie e a ricomporne l’equilibrio. E ricordiamo sempre che molte sono le divinità che ci attraversano, invitano e incontrano, e attraverso cui possiamo esperiere della vita certi aspetti piuttosto che altri. Non necessariamente nè esclusivamente solo ad alcune dobbiamo/possiamo dedicarci. Al contrario, il dispiegamento della nostra bellezza, del senso profondo della vita e della nostra serenità, passa proprio attraverso il contatto con molti di loro, che come i Magi, sono in cammino per offrirci i loro doni.

Sir Edward Burne-Jones, La Stella di Betlemme. Birmingham, Museum and Art Gallery

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